Wednesday, September 29, 2010

Bodoni siempre


Giambattista Bodoni (1740-1813)


Andrea De Pasquale

La fucina dei caratteri di Giambattista Bodoni

Gli strumenti di lavoro del grande tipografo

Monte Università Parma editore, 2010, 124 pp.

ISBN : 978-88-7847-324-9

Il Museo Bodoniano conserva, nelle sue collezioni, eccezionali materiali d’interesse per la storia del libro tra XVIII e XIX secolo. Tra questi spicca l’immensa raccolta di punzoni, matrici, strumenti di vario tipo utilizzati dal Bodoni, la quale offre un affresco mirabile e unico del lavoro di produzione dei caratteri tipografici in epoca d’Ancien Régime. Questo volume costituisce la prima scientifica ricognizione di tale raccolta, presentandola in maniera organizzata ed esplicativa e chiarendone, anche grazie al confronto con l’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert, il Manuel typographique di Pierre-Simon Fournier e il Dizionario delle arti e de’ mestieri di Francesco Griselini, caratteristiche e funzionalità.


23/09/2010 – Arte- Cultura

Bodoni eleganza oltre i secoli

Perdere la notte per la grazia piatta e sottile di una «elle». Inseguire per giorni l’equilibrata apertura di una «pi» sul suo stelo. Incaponirsi per mesi pur di avere delle maiuscole limpidamente degne di questo nome. Il grande incisore, tipografo e stampatore Giambattista Bodoni era un perfetto neoclassico: come consigliava Winckelmann, cercava di fermare la superficie dell’acqua, increspata dall’eccitazione, per gustarsi l’immobile profondità del mare. I suoi caratteri tipografici, nero sangue raffreddato sull'oceano latteo della pagina, avevano l’espressione delle figure greche: per quanto agitate da passioni, mostravano un’anima posata. È davvero appassionante e rasserenante a un tempo, ripercorrere «La fucina dei caratteri di Giambattista Bodoni». L’importante volume, edito da Mup in collaborazione con Fondazione Monte di Parma e Biblioteca Palatina e realizzato con il contributo di CePIM e di Organizzazione Stampa, è stato pensato in vista del bicentenario dalla morte di Bodoni, avvenuta a Parma nel 1813 (nato a Saluzzo nel 1740 da famiglia di stampatori, fu chiamato a Parma nel 1768 dal Duca Ferdinando di Borbone per impiantarvi la governativa Stamperia Reale, che dirigerà sino alla fine della sua vita e con una tale fama che letterati, bibliofili e viaggiatori del Grand Tour faranno sosta in città, non solo per ammirare la cupola del Correggio, ma anche per visitare la sua tipografia). Terzo titolo della collana «Mirabilia Palatina», l’opera è stata scritta da Andrea De Pasquale, direttore della Biblioteca Palatina e del Museo Bodoniano di Parma (terzo museo della stampa in Europa e primo nel suo genere in Italia), e sarà presentata in anteprima nazionale domani a Bologna, in occasione di «Arte Libro 2010 - Festival del libro d’arte». L’incontro si svolgerà a mezzogiorno, nella Sala del Risorgimento del Museo Civico Archeologico della città emiliana (Via dell’Archiginnasio, 2), alla presenza dell’autore e di Guido Conti, direttore editoriale di Mup (De Pasquale e Conti presenteranno il libro anche a Parma domenica 3 ottobre, alle 18, nel Salone Maria Luigia della Biblioteca Palatina).

L'appuntamento bolognese, quest’anno dedicato a «L'arte di fare il libro d’arte», è la cornice ideale per illustrare l’opera di un tipografo come Bodoni noto in tutto il mondo, non solo per il raffinato e rigoroso fascino dei font da lui creati, ma anche per la ricerca estetica e l’armonia compositiva dei suoi lavori a stampa. Un genio della grafica, come si direbbe oggi, dotato di cultura, inventiva e abilità tecnica. Capace di pensare a ciò di cui aveva bisogno per dar corpo alla rivelazione di un’idea e di realizzare da sé i propri strumenti di lavoro. Ancora una volta, con questo volume la Biblioteca Palatina estrae dal suo scrigno una risorsa favolosa: la straordinaria raccolta di punzoni, matrici, forme e attrezzi di vario tipo utilizzati da Bodoni e conservati nel Museo Bodoniano, per un totale di circa 80 mila pezzi. Affresco mirabile e unico delle diverse fasi di produzione dell’ultima grande tipografia e fonderia dell’Ancien Régime, avvicina il lettore a una tecnica che, pochi anni dopo la morte di Bodoni, il re dei tipografi e il tipografo dei re come venne chiamato, sarà dispersa dal vento di nuovi procedimenti tecnologici. Il volume costituisce la prima scientifica ricognizione di questa preziosa raccolta, presentandola in maniera organica ed esplicativa e chiarendone, anche grazie al confronto con l’«Encyclopédie» di Diderot e D’Alembert, il «Manuel typographique» di Pierre-Simon Fournier e il «Dizionario delle arti e dè mestieri» di Francesco Griselini, sia le caratteristiche che le funzionalità. L'attività di Bodoni come disegnatore e fonditore di caratteri, che il saluzzese inizia già dal 1771, è un aspetto poco conosciuto della sua fortunata carriera. E di forte seduzione per noi contemporanei che, davanti allo schermo di un computer, abbiamo a portata di click un’impressionante scelta di caratteri, ma non ne percepiamo più la fatica dell’unicità: scriviamo e-mail con un volgare Arial, navighiamo in siti semplificati dal Verdana e prepariamo documenti in un comune Times New Roman. Noi che la domanda sulla forma della lettera di un alfabeto, nel suo alternarsi di pieni e di vuoti, nel suo necessario dialogare con altre lettere, nel suo costante occhieggiare allo spazio, non ce la poniamo più. Forse ci manca l’ultimo dei quattro principi che, come spiega Bodoni nella prefazione al suo «Manuale tipografico», costituiscono la bellezza di una famiglia di caratteri. Dopo l’uniformità o regolarità del disegno, dopo l’eleganza unita alla nitidezza e dopo il buon gusto, c'è l’incanto, quell'impressione che danno le lettere di essere state scritte non con svogliatezza né con rapidità, ma con somma calma come in un atto d’amore. Per questo Bodoni ha parlato la lingua di Winckelmann: classico come Fidia nella resa risolutamente pacata, moderno come Jacques-Louis David, nella tensione desiderante e umana da cui tutto origina.

Fuente: http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/5/55937/Bodoni_eleganza_oltre_i_secoli.html

Andrea De Pasquale, direttore della Biblioteca Palatina

e del Museo Bodoniano di Parma

Tuesday, September 21, 2010

Belle epoque sin complejos. Contra el maniqueismos feminismo/machismo

Valentine de Saint- Point (Lyon, 16.II.1875 – Le Caire, 28.III.1953)


Valentine de SAINT-POINT, Manifeste de la femme futuriste. Edition établie et présentee par Jean-Paul Morel, Mille et une Nuits, Paris, 2005, 80 p. ISBN : 978-2842059156.


Valentine de SAINT-POINT, Manifesto della donna futurista. Trad. A. Lo Monaco, Il Nuovo Malangolo (Coll. Nugae), 2006, 80 p. ISBN: 9788870186031

* * *

Placard réplica a la misoginia de Filippo Tommaso Marinetti. Publicado simultáneamente en italiano y francés. Apareció en versión alemana en Der Struns, 108 (V.1912), Berlin. El manifiesto fue leído por Valentine de Saint- Point el 3 de junio de 1912 en la Galérie Giroux de Bruxelles y el 27 siguiente en la Salle Gaveau de Paris.



MANIFESTO DELLA DONNA FUTURISTA

Risposta a F. T. Marinetti

L’Umanità è mediocre. La maggioranza delle donne non è né superiore né inferiore alla maggioranza degli uomini. Sono uguali. Meritano entrambe lo stesso disprezzo.
Nel suo insieme, l’umanità non è mai stata altro che il terreno di coltura donde sono scaturiti i geni e gli eroi dei due sessi. Ma vi sono nell’umanità, come nella natura, momenti più propizi a questa fioritura. Nelle estati dell’umanità, quando la terra è bruciata dal sole, i geni e gli eroi abbondano.

Siamo all’inizio di una primavera: quel che manca è una profusione di sole, cioè un copioso spargimento di sangue.

Le donne, come gli uomini, non sono responsabili della palude in cui sono costretti a languire gli esseri veramente giovani, ricchi di linfa e di sangue.

E’ assurdo dividere l’umanità in donne e uomini. Essa è composta solo di femminilità e di mascolinità. Ogni superuomo, ogni eroe,per quanto epico, ogni genio, per quanto potente,è prodigiosa espressione della sua razza e della sua epoca solo perché è composto ad un tempo di elementi femminili e di elementi maschili, di femminilità e di mascolinità: ossia perché è un essere completo.

Un individuo esclusivamente virile non è che un bruto; un individuo esclusivamente femminile non è che una femmina.

Per le collettività, e per i diversi momenti della storia umana, vale ciò che vale per gli individui.

I periodi fecondi in cui, dal brodo di coltura in ebollizione, scaturiscono più eroi e più geni, sono periodi ricchi di mascolinità e femminilità.

I periodi che videro solo guerre scarsamente feconde di eroi rappresentativi, perché livellate dal turbine epico, furono periodi esclusivamente virili; quelli che rinnegarono l’istinto eroico e, volti verso il passato, si annichilirono in sogni di pace, furono periodi in cui dominò la femminilità.

Noi viviamo alla fine di uno di questi periodi. Ciò che più manca alle donne, come agli uomini, è la virilità. Ecco perché il futurismo, pur con tutte le sue esagerazioni, ha ragione.

Per restituire una qualche virilità alle nostre razze infiacchite nella femminilità, bisogna educarle ad una virilità spinta fino alla brutalità. Ma bisogna imporre a tutti, uomini e donne, ugualmente deboli, un nuovo dogma di energia, per giungere ad un’era di superiore umanità.

Ogni donna deve possedere non solo virtù femminili, ma qualità virili, senza le quali non è una femmina. L’uomo che possiede solo la forza maschia, senza l’intuizione, è un bruto. Ma nella fase di femminilità in cui viviamo, soltanto l’eccesso contrario è salutare: è il bruto che va proposto a modello.

Basta le donne di cui i soldati devono temere “le braccia come fiori intrecciati sulle ginocchia la mattina della partenza”; basta con le donne-infermiere che prolungano all’infinito la debolezza e la vecchiezza, che addomesticano gli uomini per i loro piaceri personali o i loro bisogni materiali!... Basta con la donna piovra del focolare, i cui tentacoli dissanguano gli uomini e anemizzano i bambini; basta con le donne bestialmente innamorate, che svuotano il Desiderio fin della forza di rinnovarsi!
Le donne sono le Erinni, le Amazzoni; le Semiramidi, le Giovanne d’Arco, le Jeanne Hachette; le Giuditte e le Calotte Corday; le Cleopatre e le Messaline; le guerriere che combattono con più ferocia dei maschi, le amanti che incitano, le distruttrici che, spezzando i più deboli, agevolano la selezione attraverso l’orgoglio e la disperazione, “la disperazione che dà al cuore tutto il suo rendimento”.

Che le prossime guerre suscitino eroine come la magnifica Caterina Sforza, che durante l’assedio della sua città, vedendo dall’alto delle mura il nemico che minacciava la vita di suo figlio per costringerla ad arrendersi, mostrando eroicamente il proprio sesso gridò: “Uccidetelo, ho ancora lo stampo per farne altri!”

E’ vero, “il mondo è marcio di saggezza”, ma per istinto la donna non è saggia, non è pacifista, non è buona. Mancando totalmente di senso della misura, essa diviene fatalmente, durante i periodi sonnolenti dell’umanità, troppo saggia, troppo pacifista, troppo buona. Il suo intuito e la sua immaginazione sono allo stesso tempo la sua forza e la sua debolezza.

Essa incarna l’individualità della folla: fa da corteo agli eroi, o, in mancanza di meglio, sprona gli imbecilli.

Secondo l’apostolo pungolatore dello spirito, la donna pungola la carne, immola o cura, fa scorrere il sangue o lo stagna, è guerriera o infermiera. E’ la stessa donna che, nella medesima epoca, a seconda delle idee prevalenti circa i fatti del giorno, si stende sui binari per impedire ai soldati di partire in guerra, oppure si getta al collo del campione vittorioso.

Ecco perché nessuna rivoluzione deve escluderla. Ecco perché, invece di disprezzarla, bisogna rivolgersi a lei. E’ lei la conquista più feconda che si possa fare, la più entusiasta, quella che, a sua volta, moltiplicherà gli adepti.

Ma niente Femminismo. Il Femminismo è un errore politico. Il Femminismo è un errore cerebrale della donna, un errore che il suo istinto riconoscerà.

Non bisogna dare alla donna nessuno dei diritti reclamati dalle femministe. Accordarglieli non porterebbe a nessuno dei disordini auspicati dai Futuristi, ma anzi ad un eccesso di ordine.

Dare alla donna dei doveri significa farle perdere tutta la sua feconda potenza. I ragionamenti e le deduzioni femministe non distruggeranno la sua fatalità primordiale: possono solo falsarla e costringerla a manifestarsi per vie traverse che conducono ai più gravi errori.

Da secoli si contrasta l’istinto della donna, se ne apprezzano solo il fascino e la tenerezza. L’uomo anemico, avaro del suo sangue, le chiede solo di fargli da infermiera. E lei si è lasciata domare. Ma gridatele una parola nuova, lanciatele un grido di guerra, e con gioia, cavalcando nuovamente il suo istinto, lei vi precederà sulla via di conquiste impensate.

Quando vi serviranno le armi, sarà lei ad affilarle.

Tornerà ad aiutare la selezione. Infatti, pur tarda nel discernere il genio, che tende a confondere con la fama passeggera, lei ha sempre saputo ricompensare il più forte, il vincitore, colui che trionfa coi muscoli e col coraggio. Davanti a questa superiorità, che s’impone brutalmente, lei non può sbagliarsi.

Che la donna ritrovi quella crudeltà e quella violenza che la portano ad accanirsi sui vinti, proprio perché sono dei vinti, fino a mutilarli.Smettiamo di predicarle la giustizia spirituale, verso cui si è sforzato invano. Donne, tornate ad essere sublimi ed ingiuste, come tutte le forze della natura! Sciolte da ogni controllo, con il vostro ritrovato istinto, voi riprenderete posto fra gli Elementi, opponendo la fatalità alla volontà cosciente dell’uomo. Siate la madre egoista e feroce, che sorveglia gelosamente i suoi piccoli, e ha su di loro tutti i diritti e tutti i doveri, finchè essi hanno fisicamente bisogno della sua protezione.Che l’uomo, svincolato dalla famiglia, viva la sua vita d’audacia e di conquista fin da quando ne ha la forza fisica, benché sia figlio e benché sia padre. L’uomo che semina non si ferma al primo solco da lui fecondato.

Nelle mie Poesie d’orgoglio e ne La sete e i miraggi io ho rinnegato la Sentimentalità come spregevole debolezza, perché imbriglia le forze e le immobilizza.
La lussuria è una forza, perché distrugge i deboli ed eccita i forti a spendere le energie, e quindi a rinnovarle. Ogni popolo eroico è sensuale.
La donna è per lui la più esaltante dei trofei.

La donna deve essere o madre, o amante. Le vere madri saranno sempre amanti mediocri, e le amanti, madri inadeguate per eccesso. Uguali di fronte alla vita, questi due tipi di donna si completano. La madre che accoglie un bimbo, con il passato fabbrica il futuro; l’amante dispensa il desiderio, che trascina verso il futuro.

CONCLUDIAMO:

La Donna che con le sue lacrime e con lo sfoggio dei sentimenti trattiene l’uomo ai suoi piedi è inferiore alla ragazza che, per vantarsene, spinge il suo uomo a mantenere, pistola in pugno, il suo arrogante dominio sui bassifondi della città; quest’ultima, per lo meno, coltiva un’energia che potrà anche servire a cause migliori.

Donne, troppo a lungo sviate dai moralismi e dai pregiudizi, ritornate al vostro sublime istinto, alla violenza, alla crudeltà. Per la fatale decima del sangue, mentre gli uomini si battono nelle guerre e nelle lotte, fate figli, e di essi, in eroico sacrificio, date al Destino la parte che gli spetta.
Non allevateli per voi, cioè per sminuirli, ma nella più vasta libertà, perché il loro rigoglio sia completo.
Invece di ridurre l’uomo alla schiavitù degli squallidi bisogni sentimentali, spingete i vostri figli e i vostri uomini a superare sé stessi.

Voi li avete fatti. Voi potete tutto su di loro.

All’umanità dovete degli eroi. Dateglieli.

Valentine de Saint-Point

Parigi, 25 marzo 1912

19, avenue de Tourville

Direzione del Movimento Futurista:

Corso Venezia, 61 – Milano.

Wednesday, September 15, 2010

The Courtroom in Comics. Exhibit “Superheroes in Court! Lawyers, Law and Comic Books". Lillian Goldman Law Library. Yale Law School



Lillian Goldman Law Library: http://blogs.law.yale.edu/blogs/rarebooks/  

Law and comics mix at new YLS exhibit
Photo by Zeenat Mansoor
The case of the People v. Superman has arrived at Yale  Law School.

In the exhibit “Superheroes in Court! Lawyers, Law and Comic Books,” which opened this month at the Lillian Goldman Law Library, “The People v. Superman” is one of the 23 comic books on display. The exhibit examines the roles that lawyers, and law in general, have played in the world of comic books — whether in the form of fictional crusaders of justice or as real-life decision-makers who have shaped the industry.

Mark Widener, the Law Library’s rare book librarian, worked with a Washington, D.C., lawyer to curate the exhibit, which they hope will be a colorful way for the public to learn about law.

“Society has a general interest in law,” Widener said. “Look at the TV schedule: It’s full of courtroom dramas like ‘Boston Legal’ or ‘Law and Order.’ Even Shakespeare used court scenes.”

Widener said he has always had an interest in illustrated law books, such as those available in the Law School Library’s Juvenile Jurisprudence Collection. But it was not until a July 2009 session of the American Association of Law Libraries examined the use of comic books to teach legal research that Widener came up with the idea of creating the exhibit.

After speaking with numerous members of the legal community, Widener got in touch with Mark Zaid, a Washington, D.C., lawyer who specializes in litigation relating to national security and who also happens to be an avid comic book enthusiast. Together, they worked to organize the exhibit. Zaid, who has been assembling his personal collection for more than 30 years, provided several comics, such as a 1964 issue of “Batman” and a 1972 issue of “The Incredible Hulk.”

One of the exhibit’s strengths, Zaid said, is that it conveys the extent of the law’s influence on the comic book industry. From Two-Face’s abuse of the legal system to free the Joker in the “Batman” comics to the extensive litigation surrounding the various copyright violations of “Superman,” Zaid said, comics and the law have an intricate relationship.

But overall, he said, he thinks comics have succeeded in painting a positive image of the legal profession.

“While [lawyers] are often heroes or villains in real life, [they] simply aren’t superheroes or supervillains, as they may be in the comic book universe,” Zaid said.

Quirky exhibits like “Superheroes in Court!” are common within the Law School Library, law students said.

“The exhibit gave me the impression that every corner of the Law School is staffed by people who are deeply passionate about what they do,” said Ivy Wang ’06 LAW ’13.

Recalling a previous exhibit that featured bobbleheads of Supreme Court justices, one law student, who spoke on the condition of anonymity, said such amusing exhibits are often a welcome respite from the rigors of law school, though they do not typically attract large crowds of viewers.

The exhibit will run through Dec. 16, and may be viewed free of charge during regular library hours. Zaid will give an exhibition talk at 1 p.m. Sept. 30 in Sterling Law Building room 129.

 
Fuente: http://www.yaledailynews.com/news/2010/sep/17/law-and-comics-mix-at-new-yls-exhibit/ 
 

Superheroes in Court at Yale Show

New York Times, September 14, 2010

 By John Schwartz

The case of “The People vs. Superman” is not found in the hornbooks that are scoured by the nation’s law students. But if they had been youngsters in 1967, when Action Comics No. 359 first came out, they might have been amazed to see the Man of Steel in an unusual situation. Instead of zooming through the sky or confronting talkative archvillains, he is in a courtroom, sitting in the witness chair. A little girl is standing in front of the Man of Steel, pointing at him.

“That’s him!” she shouts. “He’s the man who killed my Daddy!”

If you missed that scene — or the one of the Hulk smashing up a courtroom just before sentencing in “The Incredible Hulk vs. Everybody” from 1972 — you can see them at Yale University, in the Lillian Goldman Law Library’s rare book exhibition gallery.

The show, “Superheroes in Court! Lawyers, Law and Comic Books,” provides images of superheroes in the dock, comic books about lawyers and examples of legal disputes and Congressional inquiries involving caped crusaders.

You might think that a rare books librarian at a prestigious institution would be displaying something like Magna Carta. Or maybe the original publication of the opinion in Hawkins v. McGee, the 1929 contracts case filed by a surgery patient whose botched skin graft left him with a hairy hand. (The case is often taught in contracts classes and was made famous in “The Paper Chase.”) And of course the collection does have its medieval tomes and papers of esteemed jurists — it is, after all, considered to be one of the finest collections of rare law books in the world.

But the library also has its playful side, and has archived, for example, an assortment of bobblehead dolls representing members of the Supreme Court of the United States.

Mike Widener, the law library’s rare book librarian, said that comics were a natural fit with the institution’s interest in “law and popular culture.” And so he came up with the idea of an exhibition on the law and comics.

He asked Mark S. Zaid, a Washington lawyer who collects and sells comics through his Web site, esquirecomics.com, to be guest curator for the exhibition. Mr. Zaid said he selected comics and memorabilia that show “the heavy influence of law, and lawyers, in creating one of the greatest pop culture industries the world has ever seen.”

The medium serves as a guide to what was going on in society at the time, he said: “Comics are very much a reflection of pop culture.” The law has long been a part of that, whether it’s Perry Mason grilling a witness or Denny Crane blustering.

In the exhibition, many of the images have the power to delight, especially for those who collected comics in their youth. If your day job happens to be anything like mine — I’m the national legal correspondent for this newspaper — you will certainly notice that the comic book creators’ knowledge of law had a few gaps. For starters, the little girl in that Superman cover would have been seated in the witness chair, if in fact taking sworn testimony from a minor in open court was allowed in the Metropolis jurisdiction, and Superman would have been elsewhere in the courtroom. But you probably won’t mind that the creators sacrificed a bit of reality for drama, which is also why, you know, the main character can fly.

There are comics, as well, whose characters are lawyers, like Mr. District Attorney, a comic drawn from a radio show, and The Defenders, based on a 1960s television program of the same name. (There is no sign, alas, of Matt Murdock, the lawyer alter ego of Daredevil, the Marvel Comics superhero.) The exhibition also includes “Wolff & Byrd: Counselors of the Macabre.” The strip first appeared in The Brooklyn Paper in the late ’70s and later appeared in The National Law Journal. It chronicles the adventures of two lawyers in Brooklyn who deal with supernatural clients, including vampires who want legal protection against a certain teenage slayer, and issues like the property damage claims after a Hulk-like superhero goes berserk.

The show, almost all of which comes from Mr. Zaid’s personal collection, also contains items from significant legal matters involving comic books — for example, a telegram related to a copyright infringement suit concerning a character, “Wonder Man,” who was an awful lot like Superman. Wonder Man might have been faster than a locomotive, but he was no match for a speeding gavel: he appeared in only one issue, in 1939, before the lawsuit by the company that would later be known as DC Comics killed him off. The artist who was a creator of Superman, Jerome Siegel, known as Jerry, and his heirs would also engage in rounds of litigation against DC over the true ownership of Superman and Superboy; the Yale exhibition contains correspondence from that fight.

And, as with all works of literature, the comics have spawned First Amendment disputes, in this case pitting free speech against the dangers of harming young psyches with depictions of things like crime and horror. The show displays a report to the United States Senate, “Comic Books and Juvenile Delinquency,” from 1955, and an American Civil Liberties Union report from the same year, “Censorship of Comic Books.”

The exhibition runs until December, crimefighters.

Mr. Zaid, who represents spies in his legal practice, said he had long found himself drawn to comics about lawyers and spies. He started Esquire Comics in 2004, reviving his childhood hobby and making it pay.

“Tons of lawyers are collectors,” he said. Like Mr. Zaid, they might have read and collected comics as children but let the hobby lapse as they made their way through college and started their working lives. “They come back to it once they settle into a career and a family and they have disposable cash,” he said — though he added that many are “closet collectors” who ask, “Can I be a professional and still play with comic books?”

His answer, of course, is yes. Still, is it possible that a display of comic books could be seen as being somehow beneath the dignity of an institution like Yale Law School? Mr. Zaid scoffed at the idea, noting that some of the comics on display in the exhibition are worth $25,000.

“I don’t think anything worth $25,000 is beneath the dignity of Yale,” he said.

The show runs through Dec. 16 at the Rare Book Exhibition Gallery, Lillian Goldman Law Library, Yale Law School, New Haven; http://www.law.yale.edu/library.

Monday, September 13, 2010

Tipografía Jurídica. Narrativismo y legibilidad


Telling Through Type: Typography and Narrative in Legal Briefs


Derek H. Kiernan-Johnson
University of Colorado Law School



Journal of the Association of Legal Writing Directors, Forthcoming
U of Colorado Law Legal Studies Research Paper


Abstract:
Most legal authors today self-publish, using basic word-processing software and letting the software’s default settings determine what their documents will look like when printed. As these settings are not optimized for legal texts, they do so at their peril. The default font Times New Roman, for example, as Chief Judge Frank Easterbrook warns, is "utterly inappropriate for long documents [such as] briefs."

Commentators have started urging a more deliberate approach to legal typography. Their suggestions, however, have been content-neutral, intended for all legal texts and focused on goals such as legibility and readability.

Typography, however, has much greater potential. The shapes, the spacing, of letters and of words can reinforce, compliment, and independently create narrative meaning. Or, intentionally or unintentionally, it can cut against it. It can do its work honestly and ethically, or inappropriately and subversively. This article explores how.

Keywords: Typography, Narrative, Persuasion, Rhetoric, Judicial Decisionmaking, Graphic Design

Kiernan-Johnson, Derek H., Telling Through Type: Typography and Narrative in Legal Briefs (2010). Journal of the Association of Legal Writing Directors, Forthcoming; U of Colorado Law Legal Studies Research Paper . Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=1646105

Sunday, September 12, 2010

Derecho [Vae Victis (SELBSTJUSTIZ)] y Literatura. España. Rosalía de Castro.









Rosalía Castro de Murguía

(Santiago de Compostela, 24 de febrero de 1837-

Iria Flavia, término municipal de Padrón, 15 de Julio de 1885)

Poetisa y novelista gallega. Casada con el historiador Manuel [Antonio Martínez] Murguía (1833-1923) no tuvo un matrimonio feliz. Con algunas obras iniciales en narrativa como La hija del mar (1859), de carácter folletinesco, sobre la imposibilidad del amor, y otras novelas como Ruinas (1866), costumbrista, El caballero de las botas azules (1867), y El primer loco, en 1881, ninguna de ellas alcanza el nivel de su creación poética. En el prólogo a Follas novas (Hojas nuevas) señala que la obra es fruto del dolor y el desengaño. Antes, teñidos de romanticismo, habían aparecido La flor (1857) y A mi madre (1863). A orillas del Sar (1866), su obra principal, plena de inspiración trágica, traslada sus más íntimas confesiones acerca del amor y del dolor, y su visión sobre las injusticias humanas, la fe, la muerte o la eternidad. Follas novas sigue a Cantares gallegos (1863) en el estremecimiento de nostalgia por Galicia.

A xustiza pó-l-a man [1]

Aqués que ten fama de honrados na vila

roubáronme tanta brancura que eu tiña,

botáronme estrume nas galas dun día,

a roupa decote puñéronma en tiras.

Nin pedra deixaron, en donde eu vivira;

sin lar, sin abrigo, morei nas curtiñas,

ó raso cas lebres dormín nas campías;

meus fillos... ¡meus anxos!... que tanto eu quería,

¡morreron, morreron, ca fame que tiñan!

Quedei deshonrada, murcháronme a vida,

fixéronme un leito de toxos e silvas;

i en tanto, os raposos de sangue maldita,

tranquilos nun leito de rosas dormían.

-Salvádeme, ¡ouh, xueces!, berrei... ¡Tolería!

De min se mofaron, vendeume a xusticia.

-Bon Dios, axudaime, berrei, berrei inda...

Tan alto que estaba, bon Dios non me oíra.

Entonces cal loba doente ou ferida,

dun salto con rabia pillei a fouciña,

rondei paseniño... ¡Ne-as herbas sentían!

I a lúa escondíase, i a fera dormía

cos seus compañeiros en cama mullida.

Mireinos con calma, i as mans estendidas,

dun golpe, ¡dun soio!, deixeinos sen vida.

I ó lado, contenta, senteime das vítimas,

tranquila, esperando pola alba do día.

I estonces... estonces, cumpreuse a xusticia:

eu, neles; i as leises, na man que os ferira.


La justicia por la mano

Aquellos que de honrados tienen fama en la villa,
Ladrones me robaron, las blancas ropas mías,
Arrojándome lodo, sobre mis joyas ricas,
Y de mis otras galas, fueron haciendo trizas.


Ni una piedra dejaron, donde vivido había;
Sin hogar, sin abrigo, erré por la campiña,
Al raso con las liebres, dormí sobre las briznas,
Y mis hijos, ¡mis ángeles! que tanto yo quería
¡Murieron, porque el hambre, les arrancó la vida!

Y quedé deshonrada, marchitaron mis días,
Diéronme triste lecho de abrojos y de espinas…,
Y los zorros en tanto, los de sangre maldita,
en su cama de rosas, descansados dormían.

- Jueces –grité– ¡Salvadme!, pero vana porfía
De mi ruego mofáronse, vendióme la justicia;
- ¡Ayúdadme, Dios mío!, grité, desvanecida
Mas Dios, tal alto estaba, que oírme no podía.

Entonces como loba rabiosa, o mal herida,
Cogí la hoz acerada, de hoja cortante y fina
Rondé en torno despacio… ¡ni las hierbas sentían!,
Y la luna ocultábase, y la fiera dormía
Al lado de los suyos, en su cama mullida.

Contempléles con calma, y la mano extendida,
de un golpe, ¡de uno sólo!, les arranqué la vida,

Y allí al lado, contenta, sentéme de las víctimas.
Esperando serena que amaneciese el día.

Y entonces... sólo entonces se cumplió la justicia...

Yo, en ellos, y las leyes en mi mano homicida[2].

(1880)



[1] Rosalía de Castro, “A xustiza pó-l-a man”, en Id., Follas novas. Versos en gallego, precedidos de un prólogo por Emilio Castelar (pp. VII-XXII), La Ilustración Gallega y Asturiana- La Propaganda Literaria, Madrid-Habana, 1880, 1880, pp. 57-58.

[2] Sigo la autotraducción de la poetisa dada a conocer por Juan Naya Pérez, Inéditos de Rosalía, Publicaciones del Patronato Rosalía de Castro, Santiago de Compostela, 1953, pp. 57-58. Es asimismo la reproducida, con ligeras variaciones de puntuación, en Rosalia de Castro, Obras Completas, ed. Arturo del Hoyo, Aguilar, Madrid, 1977, vol. I, pp. 766-767; Rosalía de Castro, Obras completas, Estudio, cronología y bibliografía por Xesus Alonso Montero, Ed. Salvora, Santiago de Compostela, 1983, vol. II, p. 229, y Obras completas de Rosalía de Castro, ed. de Marina Mayoral, Turner, Madrid, 1993, vol. II, pp. 411-412. En otras eds., como las contenidas en Rosalía de Castro, Follas Novas, Hojas Nuevas, trad. de Juan Barja de Quiroga, Akal, Madrid, 1985, e Ivan A. Schulman- Evelyn Picon, Poesía modernista hispanoamericana y española (antología), Taurus, Madrid, 1986, las variaciones son más acusadas.



© José Calvo González.

Monday, September 06, 2010

Droit et littérature. France. Appel à contribution

Appel à contribution

Université de Picardie-Jules Verne

Colloque

Fiction et droit

Saint-Valéry-sur-Somme
fin septembre/octobre 2011

(limite: avril 2011)


Responsable: Catherine Grall

Présentation
Depuis l'âge de la rhétorique antique, la fiction et le droit entretiennent des rapports intimes: les cas juridiques ont été imaginés à titre d'exercices et à l'appui du développement de théories du droit. La tragédie grecque a été plusieurs fois définie comme le lieu artistique où la société interroge ses lois. La littérature romanesque ou nouvellistique a représenté la criminalité et l'exercice de la justice, servant ainsi, par la suite, de point d'appui à l'étude historique et philosophique du droit. La fiction a pu aussi utiliser des pièces de procès pour se construire, et l'éthique juridique faire appel à des oeuvres d'imagination, à des expériences de pensée relevant de la fiction. Le mouvement «Law and Literature» trouve depuis quelques années des résonances dans la recherche de langue française, avec les travaux de François Ost, de Bernard Edelman (qui rappellent combien les juristes inventent la société, construisant une fable à leur manière), de Christian Biet, d'Anne Teissier-Esminger, de Sandra Travers de Faultrier…

La période qui précède l'âge classique a sans doute été davantage étudiée jusqu'à présent dans cette perspective – un colloque intitulé «Droit et éthique dans les discours littéraires, du Moyen Âge aux Lumières» vient de se tenir, en juin 2010, à Amiens. Nous aimerions consacrer celui-ci à des approches théoriques et à la période moderne, comprise comme débutant avec les Lumières – les philosophies du droit s'épanouissant alors d'un manière telle qu'elles invitent à interroger, entre autres, les tenants idéologiques du réalisme littéraire. Par ailleurs, l'écriture et la publication de la fiction entraînent des débats juridiques que l'actualité pose en de nouveaux termes avec, par exemple, l'autofiction. Ces deux rappels mettent en évidence une problématique fondamentale du rapprochement entre fiction et droit : le statut du sujet singulier dans des univers faits de règles, de principes ou d'idées. La littérature réaliste, qui prend en compte le sujet moderne dans un monde circonstancié et référencé, peut prétendre dire la complexité d'un réel singulier que rateraient les principes du droit et de la morale. Mais le droit répond naturellement par la jurisprudence et l'étude des cas … et la fiction non-réaliste a ses propres moyens de dire, par le jeu des émotions, voire de l'invraisemblance, le propre de l'homme et son rapport à la loi. En outre, la fiction a évidemment, elle aussi, des «principes», pas toujours explicités, et son langage, norme par excellence, ne cesse de relever le défi du singulier, voire du vivant … quand le droit s'applique concrètement aux personnes – et semble narguer les désirs d'efficacité, voire de puissance, dans le réel mondain, des oeuvres d'imagination. Pragmatisme et idéalisme, compris de manière large, s'affrontent ainsi à l'intérieur de ces champs, les faisant dialoguer d'une manière que nous espérons fructueuse: si le droit peut rencontrer la fiction, nous l'invitons à le faire à différents degrés, le premier, qui n'est pas nécessairement le plus simple, étant celui d'un dialogue direct entre les deux champs, et le second résultant de problématiques formulées par les approches comparatistes de chaque champ. Le droit comparé et l'histoire du droit (modèle anglo-saxon contre modèle hérité du droit romain, par exemple) ont sans doute, en effet, des questions qui peuvent résonner avec celles des théories générales de la fiction. Ces deux niveaux ne sont bien évidemment, et heureusement, pas exclusifs l'un de l'autre, mais ils signifient que nous accepterons des propositions théoriques comme monographiques et analytiques. Nous espérons enfin que ce colloque sera l'occasion de véritables rencontres, entre chercheurs déjà familiers de l'interdisciplinarité et chercheurs de l'un ou l'autre domaine: concrètement, les communications seront donc l'occasion de véritables tables-rondes.

Les projets de communication (3000 signes minimum) sont à adresser à Catherine Grall, maître de conférences en littérature générale et comparée à l'UPJV sur grallthecat@gmail.com, au plus tard au printemps 2011.

Contact: Catherine Grall, 58 rue Damesme 75013 Paris

Lieu: Maison de l'Université de Picardie-Jules Verne à Saint-Valery-sur-Somme.

Source: site Internet de fabula.org, http://www.fabula.org/actualites/article39022.php?sms_ss=email