Thursday, January 31, 2013

La Belleza: principio de salvación

"Señores -exclamó dirigiéndose a todos- el principe [Michkin] afirma que la belleza salvará al mundo" (...)

 [...]
"-Escuche de una vez para siempre -dijo Aglaya con impaciencia- : si empieza usted a despotricar sobre alguna cosa como la pena de muerte, la economía rusa o esa idea de que 'la belleza salvará al mundo´... en ese caso me divertiré infinitamente y me reiré muchísimo, pero después no vuelva a aparecer ante mis ojos. Le hablo seriamente. ¡Esta vez le hablo seriamente!"

Fedor Dostoievski, El idiota (1868), caps. V y VI



Jan van Huysum (1682-1749) A Poppy

¡A los botes salvavidas! Es la 'corrusión'...

El mar picado, y nos acordamos lejanamente del Barco K de los mapas del tiempo.

La zona estanca con vías de agua imposibles de achicar, y dicen parece que marejadilla.
¡Es la corrupción, la corrupción!
- Pues dos manos de minio al caso, ... lo mejor para la corrosión, contestan.
¡Es la corrupción, la corrupción! , y se oye entre la multitud:
- Que Lance Armstrong devuelva los maillots.
¡La corrupción, la corrupción, la corrupción!
...
- ¡A los botes salvavidas!

Ahora sí,; es la 'corrusión' ...

J.C.G.


Wednesday, January 30, 2013

Roberto Benigni legge l'articolo 1 della Costituzione italiana


Roberto Benigni legge l'articolo 1 della Costituzione italiana 


« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »

Tuesday, January 29, 2013

Piero Calamandrei: Discorso sulla Costituzione all'Università di Milano. 26 de gennaio 1955


Piero Calamandrei Discorso sulla Costituzione agli studenti di Milano 26 de gennaio 1955


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La gentileza del Dr. Marcilio Franca, Professor Adjunto I del Centro de Ciências Jurídicas da Universidade Federal da Paraíba, Professor del cuadro permanente del Programa de Pós-Graduação em Ciências Jurídicas da UFPB y Procurador-Geral do Ministério Público junto al Tribunal de Contas do Estado da Paraíba, nos facilita la posibilidad de disponer del texto de este discurso, albergado en la web http://www.memoteca.it/ , y a cuya lectura animo con fervor.
J.C.G.


Accesible en PDF:

El contenido es el que aquí transcribo:

Piero Calamandrei
Discorso sulla Costituzione

Milano, 26 gennaio 1955



L’art. 34 dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi piú alti degli studi». Eh! E se non hanno mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il piú importante di tutta la costituzione, il piú impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice cosí: «E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo – «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.

E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!

È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito, è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.

Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.

Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana» riconosce con questo che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani.

Ma non è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.

«La politica è una brutta cosa», «che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indif-ferentismo alla politica.

È cosí bello, è cosí comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io! Il mondo è cosí bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.

Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori – il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi. Ricordo – io volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.

«La politica è una brutta cosa», «che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indif-ferentismo alla politica.

È cosí bello, è cosí comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io! Il mondo è cosí bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.

Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori – il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi. Ricordo – io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui – queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.

Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventú, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in piú, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo.

Ora, vedete – io ho poco altro da dirvi –, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo, nell’art. 2, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», o quando leggo, nell’art. 11, «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour; o quando io leggo, nell’art. 5, «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, «non è ammessa la pena di morte», ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.

Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lí, o giovani, col pensiero perché lí è nata la nostra costituzione.




Monday, January 28, 2013

50 aniversario de la muerte de Jean Cocteau (1963-2013)


Jean Cocteau
El cordón umbilical
Prólogo y notas de Alfredo Taján
Traducción de Antonio Álvarez
Ilustrado con dibujos de Cocteau
Desplegable interior a todo color
Editorial Confluencias (Col. Hispaniola)/ Instituto Municipal del Libro/
Fundación Picasso Museo Casa Natal,
Málaga, 2012, 137 pp.
Isbn: 978-84-938446-9-1


Adentrarse en la personalidad y en la producción artística de Jean Cocteau (Maisons Lafitte 1889 – Milly-la-Forêt 1963) significa vivir dentro de un sueño que, de pronto, se convierte en realidad. Él mismo se definió: soy la mentira que dice siempre la verdad. El trabajo fue el verdadero opio de Jean Cocteau, y su secreto artístico, pesado y grave, continúa dormitando en una recámara de difícil acceso. Injustamente acusado de diletante, detrás del cínico poseur se percibe el semblante sufriente de un poeta trágico cuyo arte poliédrico está conectado con la misma esencia. Este año 2013 se cumple el cincuenta aniversario de la muerte del Príncipe de los Poetas, valga su onomástica para hacer aún más relevante la edición de Le cordon ombilical, redactado en Marbella en 1961, donde Cocteau efectúa comentarios fulminantes de figuras como Picasso, Diaghilev, Stravinsky, Unamuno, Chaplin, Jean Marais, Panamá Al Brown, Edith Piaf, entre otros, y sobre todo, donde define a nuestro país como un poeta y reflexiona sobre el flamenco y los españoles.
Alfredo Taján
Director del Instituto Municipal del Libro de Málaga
El cordón umbilical, un diálogo agónico



La poesía –incuso para quienes la consideran un lujo inútil y asocial– representa una forma de privilegio, por lo tanto de injustcia, que en secreto envidian quienes la condenan. Para que las cosas sean menos confusas, digamos que las Letras presentan, desde hace varios siglos, un antagonismo feroz entre los escritores que nacen con ese terrible privilegio y aquellos a quienes los celos les llevan a creer que se obtiene artificialmente e imaginan, a menudo, que pueden alcanzarlo.

Jean Cocteau
El cordón umbilical


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Me hago, tras el en vilo acechante del furtivo y la rapidez de su escape, con un ejemplar de esta edición, sólo desde el viernes pasado en librerías. Ahora la disfruto y la comparto; esto último, claro, en comunión virtual, pues todo ardor de colectivización se me enfrió en el descontento de algún invierno, que en mis exfoliados almanaques podría ser un otoño, o también primavera.
Este libro es de verano marbellí, es diario en la Costa del Sol –“escribo estas notas en Marbella, en la costa andaluza”- y es futuro trunco, porque representa un comienzo en ir haciendo las maletas –un mundo, en realidad– de la memoria. Cocteau se concilia con ella, y temporiza –muy distinto de transigir, que es contemporizar– los personajes que fueron, y en 1953 eran todavía, la ropa, también a veces el disfraz, de la vida vivida. En ese vestuario incluía atuendos cómodos, indumentarias de festín, prendas de temporada y fondo de armario. Los personajes de nuestras vidas son esas vestimentas; y calculo con precisión la ambigüedad de la frase recién escrita.
Este libro fue una penúltima oportunidad que en 1962, un año antes de su muerte, se permitió Cocteau a sí mismo autorizando que Plon lo publicada en su colección ‘Yo y mis personajes’. Cocteau se contemplaba frente al espejo azulsalino de la Mar bella ataviado con los ropajes de su biografía: sus personajes, ternos variadísimos. De un boseador como Panamá Al Brown, del trino gurural de Edith Piaf, de la rusofilia parisina con Diaghilev, del actor Jean Marais, de Jean Genet –poète et voleur (y qué tan poco leído su Diario del ladrón, ahora ya en castellano)–, de los silencios musicales de Stravinsky, o del Quijote Unamuno –repito esto con milimétrica vaguedad–, y es natural de Picasso –.no sin algún arreglo de sastrería–, y asimismo de afectiva ternura del Chaplin irónico.


La edicion de 2012 que aquí comento ofrece un sensible libro; es agradable al tacto, la mirada, y huele a nuevo.
Su novedad es la primicia de su curso editorial en España, que merece bienvenida y elogio.
Al tacto compite con el “pur-fil Lafuma des papéterie Navarre” del primer bicentenar parisino impreso, y se ofrece en papel Gardapat y cartulina Fabria, de buen gramaje.
A la mirada, ampliamente aventaja la edición de Allia (Paris, 2003, 80 pp. ISBN: 2-84485-125-8); ya desde cubierta se relega la tentación –no siempre invencible en todas las editoriales del país– por reproducir un diseño, en este caso más propio de establecimientos de material eléctrico, y elige con buen gusto uno propio con la entrega de un aovado retrato -1921- que emula al toledano caballero de la mano en el pecho, si bien engolado de bufanda; tributo a una elegancia al filo del dandismo.


Del interior, por número de páginas e ilustraciones, esa distancia ya ganada tiende al infinito. Un lujo la recuperación impagable de los tres paneles que hicieron decoración en la tienda marbellí de su amiga Ana de Pombo, uno de ellos –Flamenco– al término de ojeo, sellando las hojas con lámina de estado plegado, magnífico.



Y por colofón un aforismo, o mejor un memorando “Lo que los demás rechazan de ti, cultívalo. Eso eres tú”.
Salvamento gozoso, pues, éste de letra memoriosa, de imagen varia, que otras solemnidades han de envidiar, y ni con dificultad acariciarán. Un ejemplo de gestión editorial. Un triunfo para mi biblioteca.

J.C.G.

Sunday, January 27, 2013

DROIT ET CINÉMA. El mundo laboral



Magalie Flores-Lonjou (dir.)

Le travail, entre droit et cinéma
Préface d’Alain Supiot
Presses Universitaires de Rennes (Collection: L'univers des normes), 2012, 186 pp.
ISBN : 978-2-7535-2076-9


Qu'il soit vécu comme libérateur ou contraignant, le travail est omniprésent dans nos sociétés alors même qu'il peut y être insuffisant voire absent. Cet ouvrage a pour objectif de mesurer la portée à la fois cinématographique et juridique du travail. En effet, le cinéma n'hésite pas à se saisir du travail pour en révéler la diversité - travail agricole, industriel, tertiaire -, la complexité et la violence.
Par le truchement de la caméra, le 7e art s'empare du travail en nous faisant passer de la comédie au thriller ou encore du documentaire au film de guerre. Le contrat de travail, symbole de la relation nouée entre le salarié et l'employeur, rappelle la dimension juridique du travail. Celui-ci s'inscrit en effet dans un ensemble de règles à la fois contraignantes et protectrices dont la représentation est un défi pour le cinéma.
Embauche, licenciement, conflits du travail constituent donc le moyen pour celui-ci d'évoquer le droit social. Mais le cinéma repousse aussi les frontières de ce dernier, nous invitant à voir dans " le contrat du tueur un contrat de travail comme les autres ". Miroir de la société qu'il capture, le cinéma apparaît comme le révélateur du contexte politique et idéologique dans lequel s'inscrivent les réalisateurs.
Qu'il se fasse dénonciateur de l'inhumanité du travail ou qu'il soit porteur d'espoir, le cinéma dévoile les évolutions du travail et du droit. Ainsi, le travail, tant à l'écran qu'en coulisses, fait du cinéma un instrument de recherche en droit social.


Table des matières

Les auteurs
Sigles et abréviations

Alain SUPIOT
Préface

Agnès de LUGET et Magalie FLORES-LONJOU
Prolégomènes
Première partie

Le travail, entre matériau et défi cinématographiques

Jean-Marie TIXIER
Du militarisme démocratique ou du danger de laisser la guerre
à ceux qui en font le métier

Richard VIDAUD
Le travail dans l’âge d’or de la comédie américaine :
hiatus ou relecture ?

Marie-France MAZARS
Le lien de subordination dans l’oeil de la caméra
À propos du film Ressources humaines de Laurent Cantet



Seconde partie

Le cinéma, un instrument de recherche en droit social

Françoise THIBAUT
Le cinéma italien… cinéma européen comparé…
le travail des enfants

Lionel MINIATO
Les évolutions du droit du travail et le monde de l’entreprise
vus par le cinéma français (de 1981 à nos jours)

Xavier DAVERAT
Working class zero


Conclusion

Ève LAMENDOUR
Le travail du film.
Réflexions sur la place du chercheur face à la fiction
Filmographie par titres de films
Filmographie par réalisateurs
Bibliographie


Magalie Flores-Lonjou est Maître de conférences en droit public à l'Université de La Rochelle. CEREGE LR-MOS, est coorganisatrice des rencontres Droit et cinéma et co-animatrice du blog Droit et cinéma : regards croisés


Saturday, January 26, 2013

"Kelsen e o Direito Internacional". Conferencia en la Universidad Federal de Paraiba (Brasil).




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Prior to joining UNIVERSITY OF NEW ENGLAND, Dr Quirico was a Marie Curie Fellow at University Panthéon-Assas (Paris, France), Max Weber Fellow at the European University Institute (Florence, Italy), and Visiting Fellow at the Lauterpacht Centre for International Law (Cambridge, UK). He was also a Lecturer at University Lille Nord de France and delivered undergraduate and postgraduate courses at Washington State University (Pullman, US), Federal University of Paraiba (João Pessoa, Brazil), Federal University of Porto Alegre (Brazil), and at the United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute (Turin, Italy). Dr Quirico practiced in civil and criminal litigation in Italy


CV Prof. Dr. Ottavio Quirico,

http://www.une.edu.au/staff/oquirico.php

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Me complace colaborar a la difusuón de esta actividad organizada por el Prof. Dr. Marcilio Toscano Franca Filho, de cuya amistad me honro.
El Prof. Franca, Doutor en Direito por la Faculdade de Direito da Universidade de Coimbra (Portugal) y Pós-Doutor en Direito por el Instituto Universitário Europeu (Florença, Itália), es en la actualidad Professor Adjunto I del Centro de Ciências Jurídicas da Universidade Federal da Paraíba, Professor del cuadro permanente del Programa de Pós-Graduação em Ciências Jurídicas da UFPB y Procurador-Geral do Ministério Público junto al Tribunal de Contas do Estado da Paraíba. Asimismo Parecerista ad hoc de la CAPES y miembro del UNDP Democratic Governance Roster of Experts in Anti-Corruption. Sus líneas de investigación son Direito Constitucional, Direito Administrativo, Direito Financeiro, Direito Econômico Internacional, Direito Comunitário y Teoria Geral do Direito.

CV Prof. Dr. Marcilio Franca
http://buscatextual.cnpq.br/buscatextual/visualizacv.do?metodo=apresentar&id=K4797467Y0



DROIT ET CINÉMA. Sobre infancia y jóvenes


Agnès de Luget & Magalie Flores-Lonjou (eds.)
L'enfant, le droit et le cinéma
Préface d’ André Giudicelli
Presses Universitaires de Rennes (Collection L'univers des normes), 2012, 270 pp.
ISBN : 978-2-7535-1836-0


L'enfant, être par définition innocent et fragile, fascine tant le monde littéraire et cinématographique que l'univers juridique. Nos recherches tendent dès lors, à concentrer le regard sur l'apport mutuel du cinéma et du droit à la thématique de l'enfant. L'enfant, promesse d'avenir, adulte en devenir, suscite une protection adaptée à ses caractéristiques intrinsèques. L'image de l'enfant a alors souvent laissé place, dans les consciences collectives, à une représentation iconique et sacrée de l'enfant.
Toutefois, le 7e art a su dépasser cette représentation sage et innocente d'un être vulnérable. Derrière les traits angéliques d'adorables bambins, se profilent aussi des êtres maléfiques et pervers envers lesquels la société a un devoir de protection. En cela, le cinéma se veut également le témoin d'une société en souffrance, impuissante au regard d'enfants qui par nature appelaient sa protection.
De fait, le cinéma, en portant la figure, puis la parole de l'enfant à l'écran, ancre la place du mineur au coeur de nos sociétés. Les nombreux paradoxes qui entourent l'enfant dessinent un statut de l'enfant qui se révèle à travers les filmographies, françaises et étrangères. Si le cinéma ne peut confirmer l'existence d'un profil universel de l'enfant tant les spécificités nationales demeurent prégnantes, il n'en demeure pas moins qu'à l'instar du droit, le 7e art met en relief la dualité du statut juridique de l'enfant et le déplacement du curseur de l'enfant à protéger vers l'adulte en devenir, titulaire de droits propres.
L'ouvrage augure ainsi d'une richesse thématique et d'une variété d'oeuvres étudiées qui décryptent l'enfant dans tous ses états.


Sommaire

L'ENFANT, LE DROIT ET LE CINÉMA : TROIS APPROCHES COMPLEMENTAIRES


Sommes-nous en présence d'un enfant universel en droit et au cinéma ?, Magalie-Flores-Lonjou et Agnès de Luget
Cinéma et école : petit flash back historique, Jean-Marie Tixier
L'enfant star, Jean Tulard

L'ENFANT : DE L'ECRIT A LA PELLICULE

Réflexion sur la culpabilité de l'enfant à l'écrit et à l'écran, Richard Vidaud
Mickybo and Me de Terry Loane : une adaptation cinématographique de la pièce de théâtre Mojo Mickybo d'Owen McCafferty, Brigitte Bastiat et Franck Healy
La dé-construction identitaire et sociale ou l'enfant dans les films de science-fiction de Spielberg, Danièle André
Une approche du western : les fondations sous le regard politique de l'enfant, Xavier Daverat

LE CINEMA ET LA PAROLE DE L'ENFANT

Les enfants de Louis Malle ou l'enfant chez Louis Malle, Françoise Thibaut
De la mise en récit d'un crime à sa mise en scène : l'affaire Pierre Rivière, Lionel Miniato
Dialogues et silences d'adolescents sous main de justice (Des 400 Coups à La vie de Jésus), Laurence Bellon
La justice et les mineurs à travers les images de prison au cinéma, Barbara Villez
De l'enfant des favelas au mineur délinquant : l'enfance marginalisée dans le cinéma brésilien, Rémy Lucas

LE CINEMA REVELATEUR D'UN STATUT JURIDIQUE DE L'ENFANT

La figure de l'instituteur au cinéma : la mise en scène de la pédagogie, Gauthier Jurgensen
La Chine est encore loin, Jean-Marie Tixier
La figure de l'orphelin, à partir de Versailles de Pierre Schoeller, Carole Desbarats
Holy Hola, Une vie toute neuve : Deux films sur l'adoption internationale, ou les tribulations du droit à la recherche du bonheur, Serge Sur

Conclusion, Emmanuel Aubin et Jean-Marie Tixier

 
Magalie Flores-Lonjou et Agnès de Luget sont maîtres de conférences en droit public à l'université de La Rochelle, Centre de recherche en sciences de gestion La Rochelle - Management, Organisation et Sociétés (CEREGE LR-MOS).



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Es oportuno recordar el origen de esta publicación, que remonta al Programme des IIIèmes rencontres Droit et cinéma : regards croisés consacrées à l'enfant, le droit et le cinéma (La Rochelle, 3 et 4 juillet 2010).

Aquél, algo más amplio que lo finalmente recopilado ahora, fue el siguiente:

"L’ENFANT, LE DROIT ET CINÉMA"
La Rochelle, les 3 et 4 juillet 2010
Les débats se tiendront à l’Université de La Rochelle
Pôle Communication, Multimédia et Réseaux
44 Avenue Albert Einstein

SAMEDI 3 JUILLET 2010

10h15 : accueil des participants
10h45 : allocutions de bienvenue
- Monsieur Maxime Bono, député maire de La Rochelle
- Madame Hélène de Fontainieu, présidente de l’association du Festival International du Film de La Rochelle
- Madame Catherine Benguigui, vice-présidente à la culture et à la vie sportive et associative de l'Université
de La Rochelle
- Monsieur le doyen André Giudicelli, professeur de droit privé à l'Université de La Rochelle

11H15 : Sous la présidence de Monsieur le doyen André Giudicelli, professeur de droit privé à l'Université de La Rochelle
- Exposé préliminaire : Sommes-nous en présence d’un enfant universel en droit et au cinéma ? par Mesdames Agnès de Luget et Magalie Flores-Lonjou, maîtres de conférences en droit public à l'Université de La Rochelle
- L’enfant-star par Monsieur Jean Tulard, Membre de l’Institut
- Discussion

I - L’ENFANT : DE L’ECRIT A LA PELLICULE

14H : Sous la présidence de Madame Eve Lamendour, maître de conférences en gestion à l’université de La Rochelle
- L’adaptation cinématographique d’un matériau littéraire : De la culpabilité de l'enfant par Monsieur Richard Vidaud, professeur d'anglais en première supérieure au lycée G. Guist'hau de Nantes
- La figure de l'orphelin dans Versailles de Pierre Schoeller (France, 2008) par Madame Carole Desbarats, ancienne directrice des études à la FEMIS, coordonnatrice du groupe de réflexion "Enfants de cinéma", collaboratrice à la revue Esprit
- Une approche du western : Les Fondations sous le regard politique de l’enfant par Monsieur Xavier Daverat, professeur de droit privé à l’université Montesquieu Bordeaux IV
- Discussion

17h30 : Film The damned rain (Gabhricha Paus) de Satish Manwar (Inde, 2008) ( Dragon 1 )

DIMANCHE 4 JUILLET 2010

II - LE CINEMA ET LA PAROLE DE L’ENFANT

9h45 : Sous la présidence de Monsieur Jean-Michel Frodon, critique, journaliste, écrivain, chroniqueur sur slate.fr, ancien journaliste au Monde et rédacteur en chef des Cahiers du cinéma
- La parole impossible : Histoire d'un parricide : l'affaire Pierre Rivière au cinéma par Monsieur Lionel Miniato, maître de conférences en droit privé à l’Université de Toulouse
- La parole recomposée : Le regard de Louis Malle sur l'enfance par Madame Françoise Thibaut, professeur des universités, correspondant de l’Institut
- La parole de l'adolescent dans le cabinet du juge des enfants: Paroles et silences d'adolescents en justice. Des 400 coups à la Vie de Jésus par Madame Laurence Bellon, vice-président du Tribunal pour enfants, Tribunal de Grande Instance de Lille, ancien maître de conférences à l'Ecole Nationale de la Magistrature
- Discussion

III - LE CINEMA REVELATEUR DU STATUT JURIDIQUE DE L’ENFANT

13h30 : Sous la présidence de Monsieur Alain Bergala, maître de conférences à l'Université Sorbonne nouvelle Paris III, enseignant à la FEMIS, critique de cinéma, essayiste, scénariste, réalisateur et ancien rédacteur en chef des Cahiers du cinéma
- La protection de l’enfant : Mendicité et esprit d'entreprise. Retour sur la controverse de Slumdog Millionnaire de Danny Boyle (Etats-Unis / Grande-Bretagne, 2008) par Madame Eve Lamendour, maître de conférences en gestion à l’université de La Rochelle
- L’instruction de l’enfant : la figure de l’instituteur au cinéma par Monsieur Gauthier Jurgensen, membre de la commission de classification des oeuvres cinématographiques et chroniqueur cinéma sur Canal Académie
- L’adoption internationale par Monsieur Serge Sur, professeur de droit public à l’université Paris II
- Discussion

16h30 : Sous la présidence de Madame Françoise Thibaut, professeur des universités, correspondant de l’Institut

- Rapport de synthèse par Jean-Marie Tixier, maître de conférences en littérature et cinéma à l’université Montesquieu Bordeaux IV et Emmanuel Aubin, maître de conférences en droit public à l’université de Poitiers
20h : Film Miel (Bal) de Semih Kaplanoglu (Allemagne / Turquie, 2010) Ours d'or 2010 du Festival de Berlin ( Dragon 5 )

Recupero la información en el archivo del excelente Le Blog Droit et Cinéma, vendredi 25 juin 2010:

J.C.G.

Friday, January 25, 2013

Justice Holmes y el Teatro y Cine, con especial recuerdo a Louis Calhern (1895-1956)

Justice Oliver Wendell Holmea Jr. (1841-1935)


Como prometí, aparte de la 'iconoclastia' de los jóvenes oxonienses –esas irreverencias no están mal a veces, pienso yo– la posibilidad de encontrar registros escénicos, sean teatrales o cinematográficos, no se agotaba en esa loca versión musical de A Theory of Justice de Jonh Rawls.

Querido recordar aquí que ya en 1946 Broadway se interesó por ‘representar’ a la historia de un jurista tan emblemático como fue el juez Oliver Wendell Holmes Jr.


Se trató de la adaptación teatral del libro Mr. Justice Holmes, de Francis Biddle (New York, Scribner, 1942), realizada por Emmet Lavery con el título de The Magnificent Yankee. Y fue todo un éxito que durante más de 10 meses llenó la platea del Royale Theatre. Luego, el productor de la obra –Arthur Hopkins- acabó vendiendo los derechos a Metro-Goldwyn-Mayer Corp. para la versión cinematográfica, que nuevaente obtuvio extraordinaria acogida de público y crítica.




The Magnificent Yankee Playbill Program February 18, 1946


Entre los asistentes al día del estreno no se contaba Biddle, que había sido secretario personal de Holmes, pues en esas fechas actuaba en las sesiones del Tribunal de Nuremberg como uno de los jueces americanos.


Francis Biddle (1886-1968)


Responsable del éxito resultó muy en particular la personalidad de Louis Calhern, el actor que daba vida al papel biográfico de Mr. Justice Holmes. Tampoco quiero dejar de mencionar la actuación de Eduard Franz como Judge Louis Brandeis. Pero de Louis Calhern (1895-1956) conviene decir alguna cosa más.

Louis Calhern (1895-1956)

Calhern había sido hasta entonces un ‘secundario’ de lujo. Yo lo recuerdo en Sopa de ganso (Duck Soup), de 1933, con los impagables Groucho Marx, Harpo Marx, Chico Marx. Pero, sobre todo, en el Julio César de Joseph L. Mankiewicz, junto a Marlon Brando. Calhern asumía en ella a César.


La versatilidad dramática de Calhern era extraordinaria; véase en Los últimos días de Pompeya (1935), de Ernest B. Schoedsack; en Jungla de asfalto (1950), de John Huston, junto a Marilyn Monroe; en El prisionero de Zenda (1952), bajo dirección de Richard Thorpe y compartiendo reparto con Stewart Granger, James Mason y Deborah Kerr;  en Brumas de traición (1954), de Gottfried Reinhardt, con Clark Gable, Lana Turner y Victor Mature, entre otros; en Rapsodia (1954), de Charles Vidor, con Elizabeth Taylor y Vittorio Gassman, o en Semilla de maldad (1955), de Richard Brooks, con Glenn Ford y Sidney Portier, y también en Alta sociedad (1956), creo que su última interpretación, dirigida por Charles Walters y al lado de Bing Crosby, Grace Nelly y Frank Sinatra.
Calhern había intervenido asimismo en La vida de Émile Zola (1937), de William Dieterle, donde no escasean los minutos dedicados al 'Caso Dreyfuss'.

Por The Magnificent Yankee recibió el Drama League Award.

La adapatación cinematográfica tiene la siguiente ficha técnica:



The Magnificent Yankee (1950)

Director: John Sturges
Producer: Armand Deutsch
Screenplay: Emmet Lavery, based on his play and the book Mr. Justice Holmes by Francis Biddle
Cinematography: Joseph Ruttenberg
Editing: Ferris Webster
Art Direction: Arthur Lonergan, Cedric Gibbons
Original Music: David Raksin
Cast: Louis Calhern (Oliver Wendell Holmes), Ann Harding (Fanny Bowditch Holmes), Eduard Franz (Judge Louis Brandeis), Philip Ober (Owen Wister), Edith Evanson (Annie Gough).
BW-89m. Closed captioning

Magnífico, ciertamente Calhern, pegado a la carne del personaje hasta lo indecible. Su recuerdo permanece.

Oliver Wendell Holmes Jr. c.1930
 
Louis Calhern en The Magnificent Yankee como Oliver Wendell Holmes Jr.

También, en justicia, debo memoria a Eduard Franz (1902-1983) protagonizando a Mr. Justice Brandeis (1856-1941).
 Judge Louis Brandeis

Eduard Franz

Por el Judge Louis Brandeis se interesó, además de esta loca gente de la farándula, un artista como Andy Warhol.

Louis Brandeis. Private collection. The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. Artists Rights Society, New York. Courtesy Ronald Feldman Fine Arts, New York.

¡Qué envidia de actores, de productores y guionistas, de creadores!
¡Y que envidia aún mayor de Jueces!

J.C.G.

Thursday, January 24, 2013

John Rawls & The Music hall


A Theory of Justice: The Musical!
30th January to 2nd February '13
Keble O'Reilly Theatre, Oxford
AN ALL-SINGING, ALL-DANCING ROMP THROUGH 2,500 YEARS OF POLITICAL PHILOSOPHY

A new musical by
Eylon Aslan-Levy, Ramin Sabi & Tommy Peto



In order to draw inspiration for his magnum opus, John Rawls travels back through time to converse (in song) with a selection of political philosophers, including Plato, Locke, Rousseau and Mill. But the journey is not as smooth as he hoped: for as he pursues his love interest, the beautiful student Fairness, through history, he must escape the evil designs of his libertarian arch-nemesis, Robert Nozick, and his objectivist lover, Ayn Rand. Will he achieve his goal of defining Justice as Fairness?
The world’s first feature-length musical about political philosophy will showcase a script steeped in drama, humour and romance - with a musical score that covers everything from rap battles to power ballads. "A Theory of Justice: The Musical!" will be a light-hearted, tongue-in-cheek, camp and intellectually profound addition to the musical theatre canon.

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TICKETS ARE COMPLETELY SOLD OUT FOR THE ENTIRE RUN
http://www.demproductions.org/#!atojtm/c9dh

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John Rawls 1921-2002

Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge, Jan 1, 1971, 607 pp.

No sé que opinaría de todo esto el fino ironista Rawls. Sí estoy seguro que su liberalismo, considerablemente mayor que el de sus émulos -escolásticos discípulos que anhelan superar al maestro y acaban de lleno en la categoría de epígonos- le alejaría de la batahola que algunos de ellos -ruidosos censores- ya han andan organizando.
De cualquier modo, este musical no sería el único que puedan registrar los anales; los escenarios de Broadway y los estudios de Hollywood han movilizado a guionistas para componer el screenplay sobre afamados juristas. Conozco y recuerdo un caso. Pero será mañana cuando lo cuente.
J.C.G.

Wednesday, January 23, 2013

Cine y Derecho. Exposición sobre 'La corrupción', en la Universidad Autónoma de Madrid


Touch of Elvil (Sed de Mal), 1958, dirigida y coprotagonizada por Orson Welles


Cine y Derecho
Sobre 'LA CORRUPCIÓN'

He encontrado una web que muy posiblemente interesará a un buen número de seguidores de este blog. Aunque quizá ya muchos la conozcan. Se trata de una exposición sobre 'La corrupción' con apoyo en películas y bibliografía general sobre el tema, organizada por la Facultad de Derecho de la Universidad Autónoma de Madrid.



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Ciertamente 'autorizada para todos los públicos'.
J.C.G.

Monday, January 21, 2013

Derecho y Literatura en España. Novedad bibliográfica


José Calvo González
El Escudo de Perseo.
La cultura literaria del Derecho
Granada, Editorial Comares, 2012, 408 pp.
ISBN: 978-84-9836-973-1

Presentación
(…) llevar el análisis y la discusión sobre la aplicabilidad de la Literatura, y en general de las Humanidades, a la pedagogía y educación jurídica constituye hoy una opción metodológica decididamente innovadora. Porque me parece que celebrar el valor de la cultura literaria del Derecho es no sólo algo beneficioso como hábito recomendable en el acceso al conocimiento jurídico por otra vía, sino un remedio vital cuando la reacción de desconfianza —si no la provocada ineficiencia— hacia el funcionamiento del modelo de Espacio Europeo de Enseñanza Superior ha vigorizado en la mayoría de las Facultades de Derecho de nuestro país, y en muchos de sus programas docentes, los males metafísicos del más rancio formalismo, éste incluso si cabe más brutalizado aún por falta de toda cualquiera otra ambición que rebase la mera exégesis acumulativa y lo apenas sólo deductivo. Ahora la Dogmática no tanto confina el pensamiento a límites ideológicamente seguros e inequívocos, cuanto le resta dinamismo y lo expone a la parálisis. Como jamás antes, la mirada dogmática se ha transformado hoy en una mirada fósil, y también más que nunca en un sentido a cada día más y más puramente paleontológico. Sin embargo, el Derecho actual, no menos que todo aquello persistente a su concepto originario, está muy apartado de allí, en lugar completamente distinto; lejos de los vaciados de vida y la rigidez dogmáticas que han convertido a la enseñanza jurídica en una estatuaria.
Ante la aciaga Gorgona Medusa, de grisáceo rostro en el hexámetro homérico y guardiana de terrible mirada petrificante —castradora al decir de Freud— Derecho y Literatura levanta el antiguo pero aún fulgente escudo que otrora favoreció la suerte del joven Perseo quien, no se olvide, lo había recibido de Atenea, invicta diosa de la Sabiduría, la Cultura y el Arte, y siempre de la Justicia. Derecho y Literatura como pulido escudo de Perseo, como estratagema para observar sin sucumbir a la visión.

Sumario

Presentación
I. PENSAMIENTO JURÍDICO
Siglo xvii-xviii

- Quevedo en tela de juicio, o sea 'El Tribvnal de la ivsta vengança' de Luis Pacheco de Narváez. (De contiendas literarias y Derecho en la España del s. xvii)

1. Antecedentes de hechos
2. «Fulminarle proceso». La contienda literaria como querella
3. Sobre iusta vindicta
4. Para poner en tela de juicio

- Títeres y derecho. La justicia y las justicias de Sancho en la ópera para marionetas 'Vida do grande D. Quixote de la Mancha e do gordo Sancho Pança', de António José da Silva (1705-1739)

1. António José da Silva en la cultura literaria cervantina ibérica y brasileña
2. António José da Silva y la cultura literaria del Derecho
3. La Justicia y las justicias de Sancho en la ópera para marionetas Vida do grande D. Quixote de la Mancha e do gordo Sancho Pança
4. António José da Silva, en reguero
Apéndice I. Vida do grande D. Quixote de la Mancha e do gordo Sancho Pança. Parte Segunda. Cena IV

Siglo xix

- Naturalismo y direcciones criminológicas a finales del siglo xix en España

- 'Odia el delito, y compadece al delincuente'. Memoria de correccionalismo, antropologíacultural y literatura popular

1. «Odia el delito, y compadece al delincuente»
2. Correccionalismo, y más
3. «Odia el delito, y compadece al delincuente» desde la antropología cultural y la literatura popular
4. «Odia el delito, y compadece al delincuente». Colofón a día de hoy

Siglo xx

- Derecho y literatura: Anatoliĭ Fedorovich Koni (1844-1927). Sobre Cultura jurídica de la literatura y Cultura literaria del Derecho en la Rusia imperial de Alejandro II a Nicolás II

1. La tradición jurídica liberal-moderada rusa a mediados del s. xix
2. Anatoliĭ Fedorovich Koni (1844-1927)
3. Koni y el Derecho desde la Literatura: Pushkin
4. Koni y la Literatura desde el Derecho: Chéjov, Dostoievski y Tolstói
5. A modo de síntesis: sobre Cultura Jurídica y Cultura literaria en la Rusia imperial de Alejandro II a Nicolás II

- Sobre la geografía de la recepción literaria y jurídico-social tolstiana, con apunte acerca del reformista social norteamericano Ernest Howard Crosby (1856-1907)

1. Literatura y pensamiento tolstiano: geografía de una recepción
2. Ernest H. Crosby y la recepción ideológica de Tolstói en EEUU
Apéndice. Derecho y Literatura: Shakespeare and the Working Classes, por Ernest H. Crosby

- Rousseau y Tolstói (Reflejos en el espejo pushkiano)

1. Los eslabones
2. Otro engarce
3. Una medalla y un anillo

- Justicia en Trilce (1922) y Escalas (1923) de César Vallejo

1. Trilce entre cuatro paredes albicantes. Esperanza de Justicia, y desespero
2. Escalas para alcanzar la Justicia: la evasión fallida

- Derecho y Literatura. Notículas para una galería peruana: Enrique López Albújar (1872-1966)


II. PERIODISMO JURÍDICO

- Dickensiana. En torno a una crónica de tribunales, con digresiones

1. Preliminar
2. Secuencia
3. Más juristas que médicos
4. Tóxicos jurídicos de Dickens
5. Post scriptum

- Bionarrativa de la Justicia en el periodismo literario de César Vallejo

0. Bionarrativa: índole de una categoría
1. Cesar Vallejo. Notículas biobibliográficas de 1910 a 1927
2. El periodismo literario de César Vallejo
3. La bionarrativa vallejiana de la Justicia en dos Crónicas judiciales de 1927 y 1926
3.1. Gaston Guyot, nuevo Landrú. La Justicia entre cortinas de humo rojo y una historia de dualidades
3.2. El otro caso de Mr. Curwood. La Justicia bajo examen de conciencia
- La intimidad en el espejo de los media. Una mirada desde la Literatura y el Derecho


III. TEORIA LITERARIA DEL DERECHO

- Derecho y Literatura. Intersecciones instrumental, estructural e institucional .

0. Geometría del jardín
1. Una cuestión de nomenclatura, pero ante todo de orden metodológico
2. Intersección instrumental
3. Intersección estructural
4. Intersección institucional
5. Mirador al jardín

- Constitutional Law en clave de teoría literaria: una guía de campo para el estudio

1. Sobre Teoría literaria del Derecho y Constitución
2. Derecho & Literatura Constitucional
2.1. Como top stories
2.2. Como fictional canon
2.3. Como foundational hypothetical narrative or myth
3. Narrativa en las instituciones constitucionales. Últimos episodios
3.1. Constitutional Law Interpretation: Juricentric Constitution v. «Juriperipheral Constitution»
3.2. Constitutional judicial interpretation: between romantic narrative, fuzzy fiction, and ascetic narrative
4. Guía de campo. Coda


IV. EDUCACIÓN JURÍDICA

- Derecho y Literatura. La cultura literaria del Derecho

1. Ab ocio literario y De dicendi elegantia. Los inicios
2. De disputa ameníssima a Cultura literaria del Derecho: la aculturación lectora
3. ¿Qué literatura leen, cómo la leen y para qué los juristas (que leen)?
4. Epílogo sobre escépticos, y final abierto (a la discusión)
- Derecho y Literatura, ad usum scholaris juventutis. (Con relato implícito)

1. [Querría contaros una historia…] Preámbulo
2. [Hace muchos años…] Formación jurídica y literatura: vínculos que fueron sólo colindancias
3. [Muchos años después…] Derecho y literatura: ¿habitaciones separadas?
4. [Hoy, pero… ¿mañana será otro día?] Derecho y Literatura. Ad extra usum scholae accommodate?


V. Y… DOS PRÓLOGOS

De la cultura lectora y literaria del Derecho

A propósito de L´Étranger de Camus, o una absurdidad llena de sentido (Pro logos en Derecho y Literatura)


José Calvo González es Catedrático de Filosofía del Derecho en la Facultad de Derecho de la Universidad de Málaga (España)

Saturday, January 19, 2013

Fallecimiento del Prof. Carrillo Salcedo.

Juan Antonio Carrillo Salcedo (Morón de la Frontera. Sevilla, 1934- Sevilla, 2013)

Dr. en Derecho (1956) y Catedrático de Derecho Internacional Público de la Universidad de Granada, Autónoma de Madrid y Sevilla. Decano de las facultades de Derecho en Sevilla y Autónoma de Madrid. Doctor 'honoris causa' por las Universidades de París, Atenas, Coimbra, Carlos III de Madrid, y Málaga. Académico de número de la Real Academia de Ciencias Morales y Políticas. Juez del Tribunal Europeo de Derechos Humanos de Estrasburgo (1986-1990) y miembro de la Comisión Europea de Derechos Humanos, de la Corte Permanente de Arbitraje de La Haya y del Comité Antifraude de la Unión Europea. Diploma 'cum laude' de la Academia de Derecho Internacional de La Haya (Holanda), cuyo Centro de Investigaciones dirigió en 1988. Miembro de 'Curatorium' de la Academia de Derecho Internacional de La Haya hasta 2012. Fue director de más de 36 tesis doctorales y publicó por encima de 150 estudios sobre Derecho Internacional Público y Privado y Relaciones Internacionales. Recibió el Premio Derechos Humanos otorgado por el Consejo General de la Abogacía en 2001. Era Hijo Predilecto de Andalucía (2009).


XXX
Triste pérdida, tras una devoradora enfermedad. Yo le apreciaba muchísimo. Hasta hace bien poco aún le encontraba por las calles de Sevilla, en visitas esporádicas, y deteniendo el paso abría los brazos para envolverte en una bienvenida alegre. Y conversaba breve, afable siempre, oyendo considerado. La relación con él se inauguró al presidir el tribunal de mi tesis doctoral (1984) sobre Manuel Giménez Fernández (1896-1968), de quien se sentía discípulo, y lo era.
Buen viaje querido Juan Antonio.
J.C.G. 

Crítica à imprecisão da expressão neoconstitucionalismo, por André Karam Trindade

O que significa neoconstitucionalismo? Esta é uma pergunta cada vez mais frequente nas salas de aula, seja na disciplina de Direito Constitucional, seja na de Teoria ou Filosofia do Direito. Uma coluna não seria suficiente para respondê-la satisfatoriamente, razão pela qual me limitarei a apresentar uma importante crítica à imprecisão semântica que assombra o tema.
Neoconstitucionalismo é uma expressão que surgiu no final da década de 1990 e é empregada, pioneiramente, pelos jusfilósofos de Genova: Susanna Pozzolo, Paolo Comanducci e Mauro Barberis. Na verdade, para ser ainda mais preciso, o termo teria sido utilizado, pela primeira vez, durante a intervenção de Pozzolo no XVIII Congreso Mundial de Filosofia Jurídica y Social, realizado em Buenos Aires e La Plata, entre os dias 10 e 15 de agosto de 1997.
Segundo esclarece a autora genovesa, “embora seja certo que a tese sobre a especificidade da interpretação constitucional possa encontrar partidários em diversas dessas disciplinas, no âmbito da Filosofia do Direito ela vem defendida, de modo especial, por um grupo de jusfilósofos que compartilham um modo singular de conceber o Direito. Chamei tal corrente de pensamento de neoconstitucionalismo. Me refiro, particularmente, a autores como Ronald Dworkin, Robert Alexy, Gustav Zagrebelsky e, em parte, Carlos Santiago Nino”.
Desde então, muito se tem escrito e debatido a respeito do denominado neoconstitucionalismo, que se expandiu pela Europa, sobretudo na Itália e na Espanha, e alcançou a América Latina, onde conta com, cada vez mais, novos adeptos e seguidores, especialmente no Brasil.
Ocorre que, não obstante a crescente produção bibliográfica, resultante das discussões que vêm sendo realizadas no campo da Teoria e da Filosofia do Direito, ainda se verificam incontáveis imprecisões terminológicas e inúmeras divergências sobre o tema. Um exemplo disso é o fato de nenhum dos autores tradicionalmente rotulados de neoconstitucionalistas assumirem uma mesma posição e tampouco adotarem o uso da expressão neoconstitucionalismo.
Neste contexto, aliás, parece adequada e recomendável a cautela adotada por Prieto Sanchís, para quem não existe uma corrente unitária de pensamento, mas apenas uma série de coincidências e tendências comuns que, de um modo geral, apontam para a formação de uma nova cultura jurídica.
Trata-se, com efeito, de uma expressão que ingressou definitivamente no léxico jurídico e de um modo geral, vem sendo empregada para se referir às tentativas de explicar as transformações ocorridas no campo do Direito a partir da Segunda Guerra Mundial, mas cuja amplitude semântica alcança três níveis, conforme adverte Carbonell:

(a) os textos constitucionais promulgados na segunda metade do século XX, em que se incorporam normas substanciais que condicionam a atuação do Estado na realização dos fins e objetivos estabelecidos;
(b) as práticas jurisprudenciais assumidas pelos tribunais e cortes constitucionais, cuja atuação implica parâmetros interpretativos compatíveis com o grau de racionalidade exigido pelas decisões judiciais;
(c) a construção de aportes teóricos para compreender os novos textos constitucionais e aperfeiçoar as novas práticas jurisprudenciais.

Observa-se, neste contexto, que o neoconstitucionalismo — em sentido fraco — parte do surgimento do Estado Constitucional, instituído pelas cartas políticas promulgadas após a Segunda Guerra Mundial; aponta para uma nova prática jurídica, voltada à concretização dos direitos fundamentais; e, por fim, exige uma Teoria do Direito com ele compatível, uma vez que o velho positivismo não seria capaz de explicar as mudanças provocadas por este novo paradigma.
E aqui, precisamente, é onde reside o problema: o neoconstitucionalismo apresenta-se como uma alternativa ao positivismo jurídico.
Todavia, segundo Ferrajoli, a expressão neoconstitucionalismo mostra-se ambígua e, além disso, equivocada, porque o termo constitucionalismo pertence ao léxico político (e não jurídico). Para o renomado jurista italiano, constitucionalismo designa uma ideologia, ligada à tradição liberal, servindo de sinônimo para Estado Liberal de Direito, em cujas raízes se encontram os ideais jusnaturalistas.
Por isto, a expressão constitucionalismo não encontra simetria com as noções de modelo de sistema jurídico e/ou de Teoria do Direito, de maneira que não pode ser contraposta ao positivismo jurídico, sobretudo quando identificado com a ideia de primado da lei.
Assim, para superar a equivocada oposição entre neoconstitucionalismo e positivismo jurídico, Ferrajoli propõe uma terminologia diversa e uma tipologia correlata, partindo da ideia de que o termo constitucionalismo jurídico equivale ao Estado Constitucional de Direito — em contraste com o constitucionalismo político, que corresponde ao Estado Legislativo de Direito — e serve, ao fim e ao cabo, para designar o constitucionalismo rígido que caracteriza as atuais democracias constitucionais.
É neste cenário, portanto, que Ferrajoli introduz aquelas que, atualmente, são as duas maneiras de se conceber este novo paradigma — constitucionalismo jurídico—, sobre cujas bases se apresentam uma gama de teorias do Direito: de um lado, o constitucionalismo argumentativo, que visa à superação do positivismo; de outro, o constitucionalismo garantista, que aposta na reformulação do positivismo.
Como se vê, a questão assume novos contornos na medida em que exige uma investigação mais aprofundada acerca do que cada concepção entende por positivismo jurídico. No entanto, esta é uma tarefa que demandaria outras colunas. Trata-se, aliás, do núcleo de um importante diálogo travado entre juristas brasileiros e o mestre florentino, que resultou na publicação do livro Garantismo, hermenêutica e (neo)constitucionalismo: um debate com Luigi Ferrajoli (veja *).
De qualquer modo, é importante deixar claro, ao menos por ora, que tanto o constitucionalismo argumentativo como o constitucionalismo garantista, ao menos em tese, tratam das transformações provocadas pela experiência histórica do segundo pós-guerra, marcada pelo advento das constituições rígidas, que instituem uma série de limites e de vínculos — não apenas formais, mas também substanciais — a todos os poderes públicos.

André Karam Trindade é doutor em Teoria e Filosofia do Direito (Roma Tre/Itália), mestre em Direito Público (Unisinos) e professor universitário.


* NEOCONSTITUCIONALISMO EN BRASIL http://iurisdictio-lexmalacitana.blogspot.com.es/2012/05/neoconstitucionalismo-en-brasil.html